thuler.net
Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Ricordi...... "selvaggi"

Inizia così la raccolta del Mucchio Selvaggio

Furbio
Annalisa Furbio

Settembre 1992


Tutto nasceva quel giorno in cui si decise di percorrere uno dei tanti canali del Corno Piccolo.

Alla base della seggiovia dell'Arapietra incontrammo un personaggio di quelli che solo il Gran Sercio sputa fuori, sua Eccellenza Cavalier Mercurino Torpedine.

A quel tempo, inesperti della zona, avemmo l'astutissima idea di chiedere a costui se fosse possibile passare attraverso quelle due pance lì in alto di fronte a noi. Con uno sguardo tra il carontesco e il disgustato senza guardarci negli occhi sentenziò: ma che adda venite da fora ? quelle nun so mica panze, se chiameno spalle ! anche iu linguaggiu fa parte de lu iusto compurtamentu della gente de muntagna ! ...........

Fummo presi da meraviglia per questa inaspettata risposta, ma soprattuttto ci impressionò quel suo atteggiamento da accademico purgato, al di là di quel suo accento vagamente ...........
Alla risposta " maschio, noi venimo da Roma Eure, e pe noi quelle so panze !!!!! " sdegnato si imbarcò sulla sua seggiovia bisbigliando che quei canali lì erano comunque tutti fattibili.

Fatto sta che già quel giorno capimmo che il nostro modo di andare in montagna era assai lontano dal quel " giusto comportamentu della gente de muntagna "e dall'etica tradizionale dell'alpinismo con tutte le sue regole, in soldoni era un modo molto "selvaggio".

Agosto 1995


Si stava sul penultimo tiro della Sucai al Gran Sercio d'Italia. Mi trovavo al di sotto di una placca alquanto cazzuta, mi serviva un pò di corda per procedere più liberamente ma sicuramente la situazione era molto di tenzione.

In bilico su un esiguo appoggio gridai "corda !!!!........corda!!!!!!! " e dal basso mi sentii rispondere " che voi......... Stè ...aho me senti ..........aho ...ahoooo ...."

Preso dallo sconforto per le pessime facoltà di comunicazione del mio compagno di cordata, con tono alquanto scocciato ripetei: "Ho bisogno di due fottutissimi metri di corda altrimenti fra 30 secondi ci ritroviamo a far compagnia ai sassi del ghiaione quà sotto ".
Risposta "aho!".

Senza speranze inizia a tirarmi la corda da solo e con grandissimo sforzo superai quel tratto ostico di roccia. La meraviglia ci fu quando poi, assicuratomi finalmente ad una sosta, scorsi lo Zotico appollaiato in piena parete nella massima esposizione intento a spalmarsi di nivea il viso e il collo con la testa prorompente verso il sole e totalmente incurante della mia sorte.

Conclusione: nell'ultimo tiro feci andare di forza lui come capocordata; quella comunque fu l'ultima salita impegnativa che feci da solo con lo Zotico a cui consigliai la lettura di un buon manuale di conversazione e comportamento arrampicatorio.

Consigli pratici : quando si affronta una salita di roccia impegnativa da soli con lo Zotico, mettersi prima d'accordo sulle parole chiavi (e sul loro significato) da usare durante la progressione o in alternativa munirsi ante tempo di un dizionario Italiano-Casalotti/ Casalotti-Italiano reperibile solo a Roma in Via della cellulosa presso Er Bucetto.

Qui di seguito Olivier detto da taluni "Lo Zotico" e da altri " Il Franzoso" replica alle accuse che gli sono state rivolte dal Signor Ditta esponendo brevemente la reale successione degli eventi:
In realtà le cose in quel dì di agosto non andarono proprio così: il penultimo tiro della Sucai in effetti è forse quello che presenta le maggiori difficoltà di tutta la via, ma da qui a dire che quella era una placca cazzuta ce ne vuole!!!
Passaggio delicato...SICUUURAMENTE..... ma non difficile.

La realtà è che il Ditta quel giorno incappò in una giornata NO.
Già da prima mattina me ne ero accorto subito dopo la sveglia. Si dormiva al Bafile, un bivacchetto, o meglio uno pseudocompartimento cuccette FS, arroccato come un nido d'aquila sul Paretone.

Io come al solito mi svegliai di buonora appena il primo raggio di sole oltrepassò la piccola finestra del bivacco avvolgendo il mio viso di quella calda luce del primo sole. Sceso dalla branda diedi uno scossone al Ditta per svegliarlo ma lui come al solito lanciò una madonna e poi apparentemente tranquillo disse " ah Olivier artri du minuti poi me arzo".
Lo conoscevo fin troppo bene il Ditta, e sapevo che aveva fisiologicamente bisogno di quei due minuti di sonno in più, quindi uscii dal rifugio per la mia abituale Gauloise mattutina.

Fatto l'ultimo tiro (di fumo) rientrai e accesi il fornello per il thè: "a Stè, su che è già tardi, e poi per adesso il tempo sembra buono ma non so se tiene fino a stasera"...... ma niente non ci fu risposta......Solo dopo qualche minuto mentre io già avevo finito la mia colazione e stavo accendendo la mia seconda abituale Gauloise mattutina.............." a Oliviè, me sento come' n cerchio aaa testa..... .come na musica....non 'o so ma qui du kili de'mpepata de cozze che me so magnato l'artro ieri m'hanno fatto male, me se rinfacciano ancora .... artri du minuti e poi me arzo"............ fatto sta che quella mattina attaccammo la via con almeno due ore di ritardo.

Devo però dire che una volta imbragati e con un po' di vuoto sotto le chiappe le cose andarono abbastanza bene almeno fino al famigerato "penultimo tiro". .......... " a Stè qui c'è un passaggino non molto per la quale, delicato, vado io da primo perché ti vedo abbastanza affaticato"........ ma non feci in tempo che subito arrivò la replica" a Oliviè ma che stai a di, sto na favola.......vado su io e sta placchetta ma magno...ma divoro....abbi fede nun te preoccupà .....fumate pure na sigaretta, sparmate'n po de crema che te stai a ustionà"....... e nemmeno era armata la sosta che già stava 4, 5, 6, 7 metri più su, oltre la cengia che attraversa tutta la parete da lato a lato.

La situazione divenne alquanto complicata nel momento in cui la corda si incastrò in una fessurina verticale, non molto in alto rispetto a me ma abbastanza da rendere inutile qualsiasi operazione di disincastro.........

Dopo nemmeno cinque secondi da dietro lo spigolo..."Oliviè damme corda, che sei svenuto, te stai a fa'n sonno......dammme cordaaaa" e io " a Stè si è incastrata ....io mollo ma è bloccata proprio qui sopra"...... ma niente non sentiva "a Oliviè aho....ahooooo.....cristu de san Pancratio damme cordaaaaa "..............

Conclusione: mi slegai, feci quei 3, 4 metri fino alla fessura maledetta, e una volta liberata la corda continuai fino dal Ditta e: " vabbè a Stè già che ci sono vado fino su in cima e poi ti recupero" .........ECCO COME ANDO' QUEL GIORNO.......

Consigli pratici: quando si affronta una salita di roccia impegnativa da soli col il Ditta diffidate di quella sua ostentata sicurezza e soprattutto quando dice "se fa...se fa" non dategli retta.


continua...




Mucchio Selvaggio
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Mucchio Selvaggio, 03/12/2001