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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
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Valgrande: Paolo, l'iniziatore

Paolo torna a dire la sua in merito al dibattitto sulla Val Grande

Presso il Bivacco Antigine, Valle Antrona
Gnando Presso il Bivacco Antigine, Valle Antrona
Egregio Dott.Tallone,

dopo aver letto con molta attenzione la Sua lettera, ritengo doveroso esporLe alcune osservazioni. La prima di queste è che nel mio "racconto" a Simone Mangiameli, diffuso successivamente sulle pagine del sito a tutti gli amici Thuler, non è riscontrabile alcuna traccia di "…affermazioni sconcertanti a proposito dell'attività dell'Ente Parco ". Se avrà la pazienza di rileggere quelle righe, potrà facilmente scoprire che l'Ente che Lei ha l'onore di dirigere non viene nemmeno citato, questo per il semplice motivo che il sottoscritto, pur avendo frequentato spesso la Valgrande, al momento ne ignorava completamente l'esistenza.

Secondo punto: Lei parla di "cartelli segnalanti la pericolosità del percorso nei punti chiave". Le posso assicurare che nei "punti chiave" del percorso, nei giorni 26 e 27 maggio 2000, nessuno dei partecipanti all'escursione ha potuto notare alcun cartello. E' invece presente un cartello a Ponte Casletto, non appena discesi dal ponte, ma credo proprio che non sia stato affisso dall'Ente Parco, quanto dall'Enel.

Comunque sia, resta il fatto che il tratto oggettivamente più pericoloso ( Lei che l'avrà percorso chissà quante volte non potrà che darmi ragione) rimane quello tra il Ponte di Velina e Orfalecchio. In quel tratto, dove non a caso si sono verificati i nostri incidenti, mi creda, di cartelli non ce ne sono.

Ma ciò che più mi preme osservare è che, come già accennato da Simone Mangiameli nella risposta alla Sua lettera, la "Traversata S-N della Val Grande da Ponte Casletto a In La Piana" non è un parto della fantasia suicida del sottoscritto e dei suoi compagni d'escursione, bensì viene a tutt'oggi proposta agli escursionisti da Teresio Valsesia nelle pagine del suo libro "Val Grande, ultimo paradiso", che Lei certamente conoscerà, e che cito testualmente: "Dal Ponte Casletto, 411m., risalire il torrente sulla s. fiancheggiando una condotta forzata alimentata da uno sbarramento e fornitrice di acqua alle centrali di Rovegro e Cossogno. Proseguire in piccole gallerie o sormontarle con una scalinata…." Non è assolutamente mia intenzione accusare l'autore di mandare "allo sbaraglio" i suoi lettori: il libro è stato sicuramente scritto quando l'itinerario in questione si trovava in uno stato decisamente più percorribile. Resta il fatto che il libro del Valsesia, credo il più diffuso sull'argomento, si trova attualmente sugli scaffali delle librerie: mi piacerebbe pensare che l'Ente Parco (a meno che non vi avesse già provveduto l'autore stesso), in coerenza con gli obiettivi da Lei esposti, avesse fatto rilevare al vicinissimo editore (Alberti Libraio, Intra) la necessità di un aggiornamento in relazione alle mutate condizioni del percorso in oggetto.

Credo che basterebbe un semplice foglio, a mo' di errata corrige, inserito nel volume, per ottenere un'immediata azione deterrente verso la frequentazione dell'intinerario, e la conseguente riduzione della possibilità di incidenti. Questo è quanto volevo chiarire, spero di esserci riuscito.

Riguardo invece la risistemazione dei sentieri, mi unisco al "romanticismo" di Simone Mangiameli, offrendole un paio di braccia pronte a lavorare gratuitamente e senza bisogno di autorizzazione. E siamo già a quattro.

Cordiali saluti e buon lavoro



Paolo

Paolo, 02/08/2000