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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

L' anguria a dondolo

un raccontino vero,
moderatamente comico,
sqisitamente familiare,
rigorosamente dietetico ..

Ti faccio la foto
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Le panche in legno della nostra stube non sono male. Levigate dal tempo e dalle terga dei frequentatori contribuiscono a creare un caldo clima montano. Ma la verità è che noi alpinisti urbanizzati siamo abituati ad un bel divano morbido, e le panche della cà nuova, per quanto eroiche, sono decisamente dure. C’è solo una vecchia poltronaccia in ferro, dai cuscini bitorzoluti, che però ti rovina il sedere con tutte quelle molle e spuntoni. Da anni mia moglie ripeteva : “…dai, portiamo su la sedia a dondolo !..” Su in soffitta, infatti, troneggiava un gigantesco oggetto in midollino e bambù, recuperato chissà dove e chissà quando, che secondo la consorte starebbe stata perfetta davanti al camino nuovo della cà. Io facevo lo gnorri, perché tutto questo entusiasmo sarebbe poi ricaduto logisticamente sul sottoscritto. Nell’ordine : recupero della sedia, pulizia in dettaglio della stessa, trasporto sulla macchina in barba alle vigenti leggi, trasferta (senza portatori) fino alla cà e, dulcis in fundo, accaparramento serale da parte di moglie e/o figli. Io sarei comunque restato sulla panca. Dura lex, sed lex…

Ma un sabato mattina, prima di partire per la cà, quando già pensavo che la sedia a dondolo fosse ricaduta nell’oblio che avvolge gli oggetti accantonati in soffitta, ecco che la cara consorte mi annunciò con gli occhi scintillanti che “aveva un bel lavoretto per me..”. Dopo tre ore la sedia era ormeggiata con funi e tiranti sul tetto della familiare, ed eravamo in procinto di partire per la montagna. Giunti sulla tangenziale il condizionatore faticava ancora a garantire un fresco decente in vettura. Da alcuni anni i mesi di maggio e di giugno ci regalano calure fuori norma, dicono che sta cambiando il clima, i ghiacciai si ritirano, chissà. Comunque l’occhio clinico della mia signora individuò subito il camion scalcinato parcheggiato in fregio alla statale con la scritta fatidica : ANGURIE € 0,50 AL KG.


Donna di pianura qual è, mia moglie stravede per una anguria bella fresca. Ostenta una sicurezza incrollabile nella sua capacità di saper scegliere angurie e meloni dal mucchio informe, tastando ed annusando la merce, disquisendo di punto di maturazione e zone di provenienza, incurante delle assicurazioni del malcapitato venditore. Cercai di resistere : “… ma dài, abbiamo da portare il dondolo e l’altra roba, ci manca solo l’anguria…” Dopo dieci minuti di colpi di nocca, soppesamenti e fiutate da segugio, ripartimmo con una mostruosa palla verde striato di almeno quindici chili. Viva l’abbondanza ! “…è bella grossa, ma sono certa che questa è veramente eccezionale…” Così sentenziò, in via definitiva, la mia metà. Guai contraddire una figlia della Padania sulle qualità delle di lei scelte cucurbitaceee ! Eppoi è un frutto dietetico. Fa dimagrire, idrata e contiene poche calorie…

Fino al termine della strada statale tutto bene. Fu solo dopo il parcheggio, e scaricata la roba, che la nostra situazione logistica apparve tragica. La cà nuova è posta al termine di una discesa. Una deviazione dalla stradina principale porta ad una ripidissima discesa, e dopo due tornanti secchi comincia lo sterrato che passa in mezzo al bosco vecchio. Altri quattrocento metri e si arriva allo spiazzo della cà. Dunque, c’era da portare giù, nell’ordine : una sedia a dondolo, due zaini, le lame di ricambio della motosega, provviste per 3 giorni, le cartucce di propano per la lampada. Ed una gigantesca anguria. Nel frattempo si stava annuvolando, con un nero in arrivo da ovest che non prometteva nulla di buono. Dopo vari tentativi ecco l’idea geniale : zaini in spalla, tutto il carico sulla sedia a dondolo, anguria al baricentro manco fossimo i portatori dell’Arca dell’Alleanza…

I due malcapitati cominciano faticosamente a discendere in mezzo ai primi lampi del temporale in arrivo. Io davanti e la consorte dietro, impugnando gli estremi di bambù. Ma una sedia a dondolo è scomoda. Specie se trasporta almeno cinquanta chili di materiale. Ed una maledetta anguria. Ma guai a dirlo !
Un po’ di mal di schiena per i primi trecento metri, solo qualche sosta frequente e qualche goccia. Poi l’inizio dello sfrusciare sugli alberi, preludio del diluvio in arrivo. Ed eccoci alla fine della discesa, con già la cà in vista. Un tuono improvviso, uno sbandamento nel carico, e subito l’anguria sguscia fuori dal suo alloggiamento, e comincia a rotolare allegramente giù per il sentiero. “… fermala ..!” - ordina angosciata mia moglie - .Mollo il dondolo e mi precipito all’inseguimento. Ma la maledetta prende subito velocità, come nei cartoni animati, salta il bordo del sentierino e scompare roteando nelle frasche e nella verzura di bordo torrente. Un altro torrente intanto comincia a scendere giù dal cielo, e dopo un attimo di smarrimento ci affrettiamo a portare il resto del carico, ormai leggero, negli accoglienti spazi della cà.

Il giorno dopo, con sole che splende e gli uccellini cinguettanti ci addentriamo nel folto alla ricerca dell’anguria perduta. Dopo venti minuti di ricerca, eccola, ingloriosamente spaccata in due contro un pino. I pezzi ricomposti sono riposti amorevolmente nella pozza, per la sosta canonica uso rinfresco, e mia moglie già pregusta di addentare l’amato frutto. Io pesco dallo zaino il mio amato salame, ad ognuno i suoi piaceri. La consorte affetta con voluttà, ma l’anguria è veramente grande. Dopo venti minuti, con i moschini ronzanti che si avventano sui rimasugli delle fette, è ormai sul punto di cedere. L’anguria non sembra un granchè, ma è impossibile che risulti “non buona”. Eppoi ci sono altri dieci chili da far fuori. Mica possiamo riportarla indietro ! Magari si finisce stasera… Un richiamo dal folto, e all’ora del caffè sbucano a sorpresa Marius ed i suoi compari. Saluti di rito, bottiglia in tavola, sguardi complici, ed ecco il solenne annuncio : “ .. mia cara abbiamo pensato anche a te ! ..” E dallo zaino spunta una seconda anguria, mostruosa, ancora più grossa della precedente. Mia moglie abbozza, mostrandosi adeguatamente sorpresa e grata, dopo aver nascosto in fretta i miseri resti delle fette precedenti.
“.. no, lascia stare, non tagliarla .. è tutta per te, sappiamo che ti piace tanto ..” prosegue il generoso Marius, prima che la malcapitata possa offrirne al gruppo. E mi strizza l’occhio.

Io, mentre considero malinconico la rapida diminuzione del salame, sentenzio con compunzione ed un pizzico di sadismo : “ .. è un frutto dietetico, poche calorie, e poi a mia moglie piace tanto !”



Marco Simi

Marco Simi, 01/08/2003