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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

La radice di Natale

"Pubblichiamo questo scritto di Marco, che ci è particolarmente caro, perchè racconta, alla nostra maniera, come il Mistero, che ogni anno il Natale ri-svela, torna a farci compagnia, proprio a noi che fin da bambini non abbiamo più smesso di guardare verso l'alto con gli occhi scintillanti.
Buon Natale.
fu, mangia e monguz"

Le montagne di FU
Mangia Le montagne di FU
Se c’è una cosa che immalinconisce sotto Natale sono quei presepi preconfezionati fatti di plastica e truciolato, che affollano i reparti regalo delle catene di grande distribuzione. Avete presente ? Capannuzze improbabili tipo disegno da scuola d’infanzia, Gesù Bambini sorridenti e rosei che sembrano tirati su a plasmon, pastori spensierati con pifferi e vacche multicolori che nessuno incontrerà mai nei pascoli alti delle prealpi. E poi le pecorelle fabbricate in serie, tutte uguali, chè sul dorso si vede netto il segno dello stampino.

Da noi, invece, tanto per incominciare, il presepio doveva essere fatto con muschio vero, raccolto a mano nel sottobosco verso il prà della cà, sollevando con attenzione i bargigli ridondanti abbarbicati sui massi calcarei in lato al torrentello, caduti dall’alto chissà quando e chissà come. Accostati con attenzione diventavano una prateria verde dalle cento sfumature, delicatamente aromatica, che sapeva di bosco. Il che trasformava un angolino della nostra casa di pianura in un pezzetto di montagna.

E poi, la capanna. Evangelisti e apocrifi si sono sbizzarriti nel descriverla : fenditure nella roccia, mangiatoie, ripari di pastori : che c’entra una capanna ? Per noi la capanna era, semmai, il casotto di frasche fatto per gioco nel giardino dello zio, sul lago, oppure la “capanna Monza”, il rifugio familiare a mezza costa del Resegone.

Il babbo aveva una vera passione per le radici. Nei boschetti di essenze cedue verso la San Carlo le piogge primaverili erodevano il terriccio scuro, evidenziando porzioni di radici contorte, da fiaba. Con gli anni, mi spiegava, le radici devono adattarsi a quello che c’è sotto, e rigirarsi, comprimersi, allargarsi fino a formare quelle forme strane e affascinanti.

Nel ripostiglio dove giacevan le cose di Natale, scatolone riposto con cura dopo l’Epifania e riportato alla luce verso l’Immacolata, c’erano tre o quattro di quelle strane radici, per lo più dalla forma arcuata. Disposte con attenzione formavano un antro che accoglieva la Santa Famiglia. Niente a che vedere con le capanne. L’asinello di gesso era bigio e il bue dipinto a tempera con un bel marrone, razza bruna alpina. C’erano mica le frisone a Betlemme.

Ma ogni anno le radici non combaciavano mai per bene, e bisognava programmare una ennesima apposita spedizione : alla ricerca di sassi calcarei di misura adeguata per fare le montagne del presepio, di un'altra caricata dell’ultimo muschio prima della prima neve. E, ovviamente, di una radice nuova.

Il babbo istruiva il drappello, poi lo sguinzagliava tra le piante già spoglie per l’inverno. Scava che ti scava, dopo un paio d’ore si tornava alla cà con un sacco di materia prima, che bisognava sottoporre alla cernita. Non tutte le radici, infatti, possono ambire a diventare la radice di Natale ! Alla fine si riponevano negli zaini le nostre povere ma luminose ricchezze : sassi allungati e strani, muschio di tanti tipi diversi, qualche rametto di agrifoglio. Per finire, prima di partire, i mazzetti di rose di Natale, bianche dalle sfumature rosa, fiore che scavalca due anni in un sol colpo.

Saranno trent’anni da oggi, e stavamo scendendo verso valle, sotto un cielo plumbeo, ovattato. E, all’improvviso, all’altezza dei castagni del prà della ca’, ecco discendere dal cielo una solitaria faliva bianca. Poi un’altra. Altre ancora. Ma piccole, isolate, bianchissime. “ .. la neve !..” gridammo noi “ ..arriva la neve .. ! ”

Qualche cristallo cominciava ad attaccarsi alla giacca a vento, agli zaini, sui capelli. I babbo si fermò e ci fece notare con gli occhi scintillanti : “ .. guardate un po’ .. !” E ci indicava quei microscopici fiocchi. In tutta la mia vita non ho mai più visto dei fiocchi di neve a forma perfetta di stellina, cristalli traforati con tutte le 5 punte bene in vista. Piovevano giù migliaia, milioni di falive a forma di stella.

E così, in un pomeriggio glorioso d’inverno, la radice di Natale e tutti gli accessori necessari al presepio di quell’anno scendevano con noi, accompagnati da una pioggia di stelle.



Marco Simi

Marco Simi, 19/12/2002