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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

L'Ecot - Albaron - Averole

4 giorni per ghiacci e rifugi in Savoia

Località Quota Dislivello Tempo Parziale Tempo Totale
1° giorno 2.590 3:00 3:00
2° giorno 3.474 884 8:00 11:00
3° giorno 3.676 202 5:00 16:00
4° giorno 3.012 -664 7:00 23:00
I tempi sono indicativi e arrotondati in eccesso.

Fu
Questa escursione, piuttosto impegnativa anzichenno', esula un po' dai soliti sentieri battuti e propone una traversata Francia-Italia su ghiacciai con possibilità di salite su vette di sicuro fascino, in zone dove il gregge estivo in scarponi ancora non pascola.
La traversata è stata pensata come un anello, con partenza e ritorno in Francia, nell'alta Val Maurienne nel Massiccio della Vanoise, in Savoia. La durata consigliata è di quattro giorni, ma può essere accorciata o allungata a seconda degli interessi alle vette o meno. Qui è compresa la salita nel terzo giorno della Ciamarella (3676 m.) la montagna più alta delle Valli di Lanzo, che pur essendo molto prossima al confine francese è però interamente italiana.


1° Giorno


Lasciata la macchina al paese l'Ecot (2027 m.) si segue il sentiero che porta senza alcun problema e con piacevole passeggiata al Rifugio des Evettes (2590 m.) del CAF, Club Alpino Francese (3 orette scarse).
Il rifugio è situato alla base del Ghiacciaio des Evettes, in posizione molto panoramica. La costruzione è ampia, con molti posti letto, e un locale centrale molto spazioso per lo più usato come refettorio.
Uno delle caratteristiche che lo fanno grande è che, pur essendo gestito, c'è uno spazio fornito di gas e fornelli per chi non mangia il menù del rifugio, ma provvede autonomamente ai pasti. Di conseguenza si paga solo il pernottamento, peraltro molto economico. Lasciando il rifugio si lascia un'offerta per le spese del gas nella cassetta posta all'uscita.


2° Giorno


La mattina molto presto si abbandona il rifugio e scendendo sulla sinistra si prende il sentiero che conduce alla morena del ghiacciaio. Sulla morena il sentiero si perde, tenere comunque la sinistra e camminare per la pietraia tenendosi a ridosso del fianco della Pointe de Bonneval (3256 m.). Arrivati sul ghiacciaio ci si lega e si incomincia a seguirlo facendo dapprima un'ampia curva versa destra e poi obliquando sulla sinistra e tagliando così il pendio di ghiaccio dove la pendenza è massima. Si arriva così sul vasto pianoro glaciale da cui si innalza la Piccola Ciamarella (3537 m.) che presenta il suo versante nord interamente innevato. Si attraversa il pianoro con un semicerchio facendo attenzione ai crepacci e puntando in direzione della base dell'Albaron (3637 m.), dove il pendio torna ad impennarsi strozzandosi tra due bastionate rocciose. Si risale un canale di ghiaccio (con pendenza di 45°) molto velocemente, perché esposto alla caduta di enormi seracchi pencolanti proprio sulle vostre zucche a causa della conformazione a S del ghiacciaio che muovendosi spinge i suoi fianchi verso la sua base più in basso. Se l'innevamento è ancora buono e il ghiaccio vivo non si è ancora affacciato a salutare allora è molto più sicuro tenersi sulla destra e risalire il fianco del pendio più ripido ma al riparo dai pericoli oggettivi.
L'ultimo tratto lo si affronta tagliando verso sinistra e puntando alla Sella dell'Albaron (3474 m.), prestando attenzione ai crepacci aperti. Chi vuole a questo punto può risalire la cresta sudest dell'Albaron e con facile arrampicata tra blocchi e roccette arrivare in vetta. Fare solo attenzione che non ci sia lo strato di verglass a ricoprire la roccia perché altrimenti la salita diventa impegnativa e insidiosa, e richiede una buona esperienza alpinistica su questo tipo di terreno.
Dalla Sella dell'Albaron si entra in Italia scendendo lungo il Ghiacciaio del Collerin fino al Pian de Gias. Da qui si risale sulla sinistra il sentiero che con un dislivello di 200 m. porta al Rifugio Gastaldi (2659 m.). Tempo complessivo 8 ore.


3° Giorno


Questa giornata è dedicata alla salita della Ciamarella, per la via Normale. Se non hai voglia allora vai dritto al 4° Giorno, senza passare dal via!
Dal rifugio si scende di nuovo al Pian de Gias e si comincia l'interminabile salita verso il Ghiacciaio alla base della parete Ovest della Ciamarella. Il ghiacciaio è situato in una conca racchiusa da tre montagne: la Pointe Chalanson (3465 m.), la Piccola Ciamarella (3537 m.) che mostra il suo versante roccioso e infine dall'alta parete della Ciamarella (3676 m.).
Ci si dirige alla base della montagna dove si vede l'inizio delle tracce di un sentiero tra sfasciumi e rocce rotte. Si sale obliquando verso sinistra puntando alla cresta. La salita non presenta difficoltà alpinistiche. La cresta nevosa richiede comunque una certa prudenza. Dalla cima vista panoramica. Tempo complessivo 4-5 ore buone.
Si scende per la via di salita e si torna al Rifugio Gastaldi. Si consiglia lauta cena e poi partita di bocce sul campo attiguo!


4° Giorno


Dal Rifugio si prende il sentiero in direzione del Colle d'Arnes (3012 m.). Il percorso supera alcuni laghetti e poi si inerpica tra facili roccette e poi su per un canale nevoso che a metà si abbandona per seguire sul lato sinistro il sentiero tra sfasciumi e pietroni. Dal colle si scende giù lungo l'estremo lato destro del Ghiacciaio d'Arnes, evitando così piccoli crepacci e spaccature del ghiaccio. Ci si getta nell'alta Valle d'Averole bella e selvaggia, costeggiandone il torrente. La valle si strozza e alcuni punti del sentiero sono piuttosto esposti, il boato e la violenza del torrente forniscono la degna colonna sonora alla discesa. Poi si esce dalla gola e davanti si allarga l'orizzonte. In fondo sorge il Rifugio d'Averole (2121 m.), si prosegue ancora per la mulattiera che porta al paese Averole (2010 m.). Tempo 7 ore.

Qui comincia il bello, e già, perché adesso bisogna scroccare il passaggio per andare a recuperare la macchina lasciata all'inizio della valle affianco. Buona fortuna e se potete ripassate un po' di francese!!

Attrezzatura:

Imbrago, cordini per prusik, corda, ramponi e piccozza, frontale, indumenti pesanti, occhiali da ghiacciaio, creme e cremine, GRAPPA, senza è inutile.

Cartografia:

N. 11 "Massif et parc national de la Vanoise", Istitut Geographique National, edizioni Didier Richard.

Accesso:

Da Torino si segue la Val di Susa, a Susa si segue la strada per il Colle del Moncenisio, superata la frontiera si scende verso Lanslebourg-Mont Cenis. Si segue per Bonneval sur Arc e per il Col de Iseran. A Bonneval si lascia la statale e si prende la strada che porta in cinque minuti a l'Ecot.

Note
Alcune spiegazioni sulle classificazioni e sui voti
Periodo
In che periodo è meglio andarci. ( L'iniziale della stagione: P, E, A, I )
Voto
È espresso in birre, da 1 a 5. Quante birre sareste disposti a pagare per andarci?
Difficoltà
La votazione è classificata con le seguenti voci: COMA, MOSCIO, BARZOTTO, DURO, CACIOPPO.
Con chiaro riferimento alle varie fasi della massima espressione di "valenza" dell'uomo!! E quindi anche dell'alpinista giovane dentro e brillante fuori, col ginger o il barbera nelle vene, a scelta.
Area Periodo Difficoltà Voto
Savoia
[FR]
E duro/cacioppo

Fu, 01/01/2001