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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Torre Innerkufler delle Tre Torri del Violet

tracce
Fu tracce
Maurone si era lasciato acchiappare dal prete per una vacanzina con i bambini dell'oratorio in zona, ma non la cosa non era poi così male, perché si parlava di vitto e alloggio a sbaffo (cosa che poi non si è verificata).
Quindi, cosa fare se non andare alle tre torri?

Mauro e io avevamo iniziato da poco, ci si tirava in falesia sul 6° e quando abbiamo visto che le vie erano di V° abbiam pensato che sarebbero state nostre; beata ingenuità!
Siamo andati qualche volta dal Piero per velocizzare i movimenti di corda e per vedere come eran fatti i chiodi. Insomma, non avevamo la benché minima idea di come fosse una via di montagna. Anzi, una ce l'avevamo, era la stessa idea di una falesia spittata a tre metri. Passa un mese, lui parte, io lo raggiungo e inizia a piovere. Al terzo giorno finalmente bello.

Partiamo con la sua moto alle sei di mattina con un freddo boia e arriviamo a Gardeccia. Da qui pensiamo di proseguire in moto nonostante il divieto (ci toccherà poi pagare 250.000 lire di multa).

Dopo averla (inutilmente) mimetizzata partiamo a piedi; arriviamo al rifugio Vaiolet dove un gruppo di escursionisti si è appena svegliato e, confondendoci tra loro, scrocchiamo la prima colazione. Proseguiamo per la valle intravedendo già le magnifiche torri fino a giungere al rifugio Re Alberto. Solo ad arrivare lì provi la pace dei sensi e ti chiedi inevitabilmente se non varrebbe la pena trasferirti a vivere li. Tra l'altro c'era anche una biondina di Genova indimenticabile che faceva passare qualsiasi voglia di arrampicare.

Individuiamo a vista l'attacco e ci incamminiamo sui ghiaioni, ci alziamo un po', traversiamo su una cengia e quando ci troviamo in equilibrio su un mini terrazzino Mauro mi fa "imbragati, l'attacco è qui"; subito partiamo male, torniamo delicatamente indietro e ci prepariamo. Decidiamo di fare un tiro a testa; erano quattro tiri. Inizia Mauro che va tranquillo imprecando un po' contro la corda e i pochi chiodi; avevamo anche tre dadi, senza la minima idea di come metterli, e dei cordini per delle clessidre. Salgo da secondo, facciamo un po' di foto e riparto io, poi altri due tiri su una roccia gelida e finalmente la cima! Trovarsi su quel terrazzino di due metri quadrati sembrava un miracolo! Troviamo anche una scatola con dentro un libro e scriviamo le nostre dediche, diciamo l'Angelus, e iniziamo a mangiare qualcosa.

Ci guardiamo intorno e tutto il mondo sembra ai nostri piedi, si vede benissimo la Marmolada. Sulla torre Winkler vediamo salire due ragazzi; aspettiamo che siano in cima e ci salutiamo. Sono francesi, una coppia, beati loro; hanno un'idea e capiamo che è quella di farci delle foto a vicenda. Quindi tutti in posa e via a scattare. Le doppie sono dall'altra parte dove di metri non ce n'è 120 ma 300 e io mi c... sotto! Mauro mi da fiducia e va giù per primo, poi traversiamo su una cengia fino a ritrovarci sul lato del rifugio alla forcella con la torre Delago. Altre doppie nel canale del versante sud. Arriviamo giù e ci scambiamo gli indirizzi con i francesi. Una birretta al rifugio e poi giù di corsa dove ci aspetta, oltre ad una bella multa, la consapevolezza che tutto ciò che avevamo fatto prima, in falesia, ora non potevamo che considerarlo come un buon allenamento per nuove avventure di montagna.



Mike

Mike, 01/06/2000