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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Odore di montagna

Quando entravamo dalla porta di casa, con ancora gli scarponi ai piedi, mamma diceva convinta : “… avete addosso il profumo di montagna ..!”

Fu
Neanche il più esperto dei maestri profumieri sarebbe stato capace di ricostruire quel cocktail di aromi. Dagli indumenti emanavano, in un mix ogni volta irripetibile : sentore di fumo di stufa e/o camino, reminescenze di salsiccia cotta sulle braci, fuliggine, note di sudore, faggio, betulla. Da sotto gli scarponi : fanghiglia di torrente, terriccio di sottobosco, tracce di muschio e talvolta effluvi intensi di torta di vacca non schivata. Erano aromi che parlavano d’altrove, di altitudine, di lontano. Un po’ come le caracche veneziane zeppe di spezie, ormeggiate alla fonda dopo il lungo viaggio dal favoloso Oriente. Lo zaino del babbo era qualcosa di sacro : era uno dei primi fabbricati con un telaietto metallico color verde militare, alla fine degli anni cinquanta. Tela robustissima, spallacci e cinghiaggi in cuoio spesso. Svuotato dal contenuto veniva riposto nello sgabuzzino, dopo aver preso un po’ d’aria per asciugare ogni traccia d’umidità. Quando entravo nella stanzetta per giocare con i miei fratelli, l’odore buono del cuoio aleggiava sottile, ricordandone costantemente la presenza. Odore di montagna.

Chi cammina in montagna lo sa : non esistono mai giorni uguali, attimi identici. Tutto muta continuamente, anche e soprattutto i profumi. Ci sono i profumi primaverili, in quelle giornate dove il fohn intiepidisce le ramaglie ai lati del sentiero, pronte a buttare nuovi polloni. Sono effluvi di massi scaldati dal sole, dove i muschi roridi cominciano ad asciugarsi, stallatico sparso nei magri pascoli di fondovalle, vapori che si levano al sole dai prati, assi di legno vecchio che profumano di resina e mugo. Dopo il trionfo della fienagione estiva, dove le erbe tagliate essiccano sovrastando ogni altro aroma, ed il ferro delle falci viene affilato con cura (anche il ferro da lavoro ha il suo sottile profumo metallico) in autunno la grande famiglia dei funghi dirige il ballo : ai bordi dei sentieri, dalle ramaglie secche abbattute dal vento, già aggredite dai licheni, dal fogliame accartocciato che ricopre il sottobosco, si sprigiona un tiepido aroma di decomposizione, primo addio alla giornate lunghe ma pegno di vita sempre rinnovata. Cento, mille funghi diversi compaiono e scompaiono come per prodigio, ognuno con un diverso aroma. Si sente odor di funghi, ma questi non li vedrete mai facilmente, celati in anfratti fuorivista.
Rassicuranti, familiari, gli odori di stufa riscaldata : il metallo rovente emette una sua particolare vibrazione aromatica, che si confonde nell’ora del desinare. Nell’aria limpida in quota, anche un po’ di patate lesse o un cipolla soffritta su di un fuoco di legna riconquistano una dignità negata o dimenticata, annegata nell’uniformità di cucine componibili funzionanti a gas metano. Ogni ciocco di legna proviene da un albero diverso, e di diverse specie. Il malgaro navigato riconosce al volo l’odore aromatico del pino o del larice, il dolciastro del faggio, l’intensità del carpino. La resina dorata frigge e liquefa, spandendo intorno l’essenza del bosco.

Ma è attorno ai masi, avvicinati pian piano discendendo dalle pietraie e dalle lingue di neve ancora rimaste, protette dall’ombra e dall’altezza, è attorno ai masi che è bello risentire aromi consueti, dimenticati per qualche ora o giorno, dediti alle piccole e grande imprese sull’alpe. Avvicinandosi alla stalla del Giusepp, costruita sul lato del sentiero, le manze sempre avvertono l’intruso, e sbuffano incerte, annusando l’aria. Odor di fieno tiepido, sterco fresco, caglio e latticello, ecco l’insieme. Dal camino il vento ci trasporta a folate odor di polenta e fumo azzurrino di braci quotidiane. Stiamo tornando nel mondo degli uomini. Nel mondo regolato di chi lavora, con i suoi tempi, i suoi ritmi, i suoi crucci e le sue speranze. Giusepp non è in casa, solo i cani si fanno sentire, a noi che scendiamo. E da una parte, appese ad un piolo, anche le braghe e la sua vecchia giacca di fustagno partecipano alla collezione degli aromi…



Marco Simi

Marco Simi, 28/04/2002