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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Fichi secchi

… non me ne importa un fico secco …

Verso la Val Biandino
Fu Verso la Val Biandino
"non me ne importa un fico"… si diceva fino a non molti anni fa per significare un qualcosa di ben poco valore. Quel modo di dire, annegato nell'italiese dei grandi fratelli e della globalizzazione, è oggi praticamente scomparso. C'era chi aggiungeva, per aggiungere enfasi alla frase, "… non me ne importa un fico secco …"

Chissà perché tanta ingratitudine riguardo al fico, alle sue odorose foglie, ai suoi dolcissimi frutti, sempre ronzanti di insetti volanti a caccia di stille zuccherine. Eppure il fico, con castagne, noci, nocciole, forniva a grandi e piccoli morsi carnosi di soddisfazione ed il dolciume natalizio d'ordinanza anche per un poveraccio qualsiasi, che non poteva permettersi nemmeno il cioccolato o l'arancio canonico "delle feste".

Certo, bisogna tiralo giù dalla pianta, è difficile trovarlo fresco in città : il nonno aveva la lunga canna aperta in tre, si avvicinava da sotto, dava un mezzo giro, ed ecco che il cesto si riempiva. Oggi i nipotini sono un po' sospettosi : quelle bucce un po' verdi un po' bianche, un poco rugose, con qualche calabrone che te le contende… non saran forse meglio le merendine della televisione tutte latte bianco e puro, fruscianti nel cellophane ed igienicamente incartate che neanche fossero oggetti da sala operatoria ?

Nell'orto che ho ereditato dalla Maria di fichi ce ne stanno due, proprio abbarbicati dentro il muro, avranno almeno sessant'anni. Ho dovuto potarli di brutto, sennò mi scalzavano i mattoni, e veniva giù tutto il barchessale. Ma non avevo cuore di tirarli giù. E loro, pur ridotti al lumicino, giù a produrre, a ributtar polloni e nuove foglie. La Maria, come ogni padrona di casa che si rispetti, ne aveva piantati uno bianco ed uno nero, di varietà e tempi di maturazione diversi, per poter godere più a lungo dei frutti.

Quando parcheggio sulla ghiaia dello spiazzo prima dell'ortaglia, il fico è la prima cosa che rivedo. Quando smonto, con le mani piene di scartoffie, l'aroma dolce ed insinuante è il primo profumo che sento. Quel medesimo intenso afrore che respiravo nelle caldi estati più di vent'anni fa, quando nelle mie vacanze campeggiavo allo stato brado, la tendina mimetizzata tra i grandi fichi incastonati sotto i muraglioni del faro di Santa Maria di Leuca.

E' un odore familiare che non si dimentica. Gli voglio bene, io, a questa pianta. Sulla scarpata che costeggia la strada che porta all'antichissima Tharros, in Sardegna, mi sono spesso infilato sotto un gigantesco fico cresciuto basso, aderente al suolo, forse per il vento invernale, che sembra una piovra coi suoi lunghi tentacoli. Un meraviglioso punto d'osservazione sulle spiagge, laggiù in basso. Una piccola oasi di ombra e frescura in un paesaggio estivo rovente, quando l'aria tremola per il calore. Adesso han fatto la strada nuova per i turisti, messo i lampioni, si paga la sosta : ma io, anno dopo anno, accompagnando amici e clienti in visita all'area archeologica, tengo sempre d'occhio quella massa verde dalle grandi foglie che si intravede tra strada e spiagge. Quando la rivedo è come ritrovare qualcosa di familiare. Che non me lo tocchino. Vorrei dire a quelli delle Belle Arti: è da proteggersi come la vicina chiesa di San Giovanni di Sinis.

E poi, quest'anno, la sorpresa delle farfalle. Il primo temporale di settembre ha fatto precipitare dall'alto, con le sue ventate, qualche decina di dolci proiettili bianchi e neri, spatasciati al suolo, mischiati ai goccioloni provenienti dalle nuvole scure e stracciate. Dato che posseggo l'unico orto biodinamico del territorio (ovvero l'unico dove si usa solo verderame e autentico concime di cavallo fornito da mio suocero) tutti i parassiti della zona si precipitano su quelle quattro file di verzura e quegli alberi da frutto, in specie viti e ciliegie semiselvatiche…

Ma quest'anno, dopo la passata invasione delle limacce, ecco le farfalle : miriadi di macaoni. Per un misterioso connubio che forse deve le sue origini alla metamorfosi di bruchi al momento giusto, in concomitanza dei fichi atterrati, ecco che si librano tra vespe e insetti volanti dei nugoli di farfalle, rosse e nere. E' il trionfo dell'autunno, il trionfo dei colori, la dolcezza dei fichi che pian piano vizziscono regalando il loro cuore. E' la dissoluzione dei frutti nell'erba, il loro ritorno alla terra, funerale ciclico accompagnato da un batter d'ali colorate. La vita continua, nel lento turnare delle stagioni.


Marco Simi

Marco Simi, 12/09/2001