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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Sogni di gloria

Fu entra nella leggenda

il Jo!
Monguz il Jo!
Ancora un tiro. Puttana d'una miseria, ancora un tiro. Cosa vuoi che sia un tiro da trenta metri ? Così pensava confusamente Fu mentre rabbrividiva come un cane bastonato sotto il temporale, le mani mezze rovinate sotto il secondo ed ultimo paio di guanti invernali.

Tutt'intorno ombre e rumore. Il vento che tira dall'oceano non trova ostacoli prima di cozzare con la forza di un maglio sulle pareti lisce e granitiche del Fitz Roy. In pochi istanti una giornata gelida ma col sole diventa un ambiente micidiale, l'umidità che si condensa su di te e sulla parete, che si copre di un maledetto strato di vetrato, bastardo, insidioso, pericolosissimo.

Ancora un tiro. La forza del vento lo schiacciava contro la parete, ancorato per bene, almeno quello, ad uno spit che teneva alla grande. Ma poi ? Solo trenta metri, lo sapeva, lo separavano dalla sommità di ghiaccio terminale. Non c'è cima sul Fitz-Roy, come sul Torre, solo ghiaccio secolare sopra la lama di roccia che sta metri di sotto. Instabile, si può sempre staccare all'improvviso. Puttana miseria, ma che cavolo ci faccio qui, aveva ragione il Monguz che mi prendeva in giro : ma dai, vieni ai Piani Resinelli a fare una bella spaghettata, lascia perdere i sogni di gloria con quei matti di Lecco. Là spendi un sacco di soldi e magari ci lasci la ghirba … Boia d'un mondo, aveva ragione, un sacco di ragioni. Ma adesso sono qui e devo andarcene fuori.

Un'oscillazione della corda, ed ecco una massa indistinta apparire in mezzo alle ventate ed ai granelli di neve trascinati a velocità vertiginose. Dal movimento delle labbra capì che Mangia, appena giunto, gli stava urlando " .. cosa facciamo ? .." Mondo boia, manca un tiro ed il tempo sta peggiorando, bisogna decidere in fretta : o usciamo fuori o via di corsa, sperando che il discensore non s'inceppi con 'sto cazzo di ghiaccio sulle corde.

Fu guardava verso l'alto , indovinando un itinerario possibile. Piccola fessura a sinistra, forse da lì… Poi forse traverso un poco a destra, sembra che ci sia una minuscola cengia. Beh, proviamo. "….parto !.." gridò a Mangia, che cercava di sistemarsi gli occhiali.

Accadde tutto in un istante : un'ombra velocissima dall'altro, colta con la coda dell'occhio, ed una botta dura proprio sul ginocchio, che cedette subito. Un sasso ? Un pezzo di ghiaccio ? Scivolò verso il basso, trattenuto dall'imbragatura. Cominciava a fare un male cane. Non regge il mio peso, pensava, non lo regge per niente. Gli venne quasi da piangere per la rabbia : mancava un tiro, capite ? Un tiro ! E faceva male, mannaggia che male…

Fu si svegliò dal dormiveglia con un mezzo urlo. La suora che passava nel corridoio sentì un qualcosa del tipo "puttana ladra", ma non si scompose. Era abituata a ben altro, lei. In fondo non era un cattivo ragazzo, eppoi, appena ti hanno rifatto menisco e legamenti, è difficile risvegliarsi rilassati.

"… eh, il gioco del calcio …." , sospirò. Possibile che si rompano i ginocchi giocando come ragazzini a pallone ? Ne capitano due a settimana, qui. Ma non era mica uno studente universitario ? Almeno mi ha detto che frequentava l'Oratorio di Dergano, non sembrava poi così un cattivo ragazzo.

Fuori la nebbia avvolgeva a tratti il padiglione dell'Ospedale di Niguarda. Con un poco di fantasia potevi pensare di essere in un grande rifugio sull'alpe.


Marco Simi

Marco Simi, 22/09/2001