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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Una stufa per due (menomale che c'è il Giusepp)

A ripensarci, la spalla mi fa ancora male. Ma, quando fa freddo, mi dico compiaciuto che ne valeva la pena

ombre in Grigna
Turra ombre in Grigna
La stufa vecchia era andata. Le lamiere, implose. Si era ritardato il più possibile il momento del trapasso, ma quando i cerchi di ghisa avevano ceduto sotto la pentola del minestrone, gli astanti capirono che il tempo era ormai giunto.

Una stufa è una cosa seria, e le cose serie hanno il loro peso. Specie se sono fatte di ghisa massiccia. Ancor più se bisogna superare un dislivello di trecento metri dalla fine della strada alla cà. Insomma, non quando devi fare un trekking al Cerro Torre, ma quando devi trasportare una stufa in montagna capisci subito di che stoffa son fatti i tuoi amici.

Andrea: aveva un esame. Eh, gran cosa una laurea in filosofia. Marius era impegolato in una storia con le sue (due) morose. Sperimentava gli effetti sulle donne del principio di indeterminazione di Heisemberg, che in sintesi ti spiega che più fai il filo ad una e l'avvicini, meno questa la capisci e più si allontana da te (e solitamente in compagnia di un altro). Magari ve lo spiego meglio un'altra volta. Restava il Renato. Caro, bravo ragazzo, magro come uno stecco ma sempre disposto a dire di sì, pur di andare in montagna. E così, irretito dalla promessa di una bella due giorni a scarpinare con polenta gratis a mio carico, si andò alla casa dello zio a caricare la stufa.

Lo zio, con gesto orgoglioso, scoprì la stufa, togliendo l'ultimo panno polveroso. "… warm-mornig, cari miei, una signora stufa … e poi …" - proseguì soppesando con un'occhiata i polpacci scarni del Renato - " .. la pesa poco !.."

I primi segnali di inquietitudine giunsero quando si trattò di caricare in tre il parallelepipedo di ferro e ghisa nella cinquecento presa a prestito. Appena appoggiata sul sedile, alè, un bello sbrego nel vinile grigio topo. Niente paura, ci dicemmo con un sorriso tirato, tanto poi si incolla.

La vettura percorse con stile la statale per Lecco, si arrampicò in seconda, poi in prima sui tornanti di Calolzio, comincio' a fumare dal radiatore e si arrestò con un sussulto orrendo a cento metri dall'inizio del sentiero. Avevo sperato di arrivare più in là possibile, non solo per i metri guadagnati, ma per evitare i curiosi: in cento metri, in un paese, due disgraziati con stufa diventano una attrazione irresistibile, un evento da ricordare come la piena del Polesine.

E dunque tempo splendido, branchi di famigliole con le pedule, sciure alla finestra, gruppo di alpini al crotto soprastante il sentiero che ci osservano con interesse spasmodico, bicchieri e binocolo alla mano, pronti ad elargire consigli gratis. Ci mancava solo la Rai.

Volete sapere come si trasporta una stufa warm-morning in ghisa e lamiera color vinaccia comprensiva di prese d'aria? La faccenda è seria: se appena accennate al problema in casa, si scatenano gli esperti. Le soluzioni prospettate andavano dal noleggio del mulo del Battista fino alla costruzione di barelle modello Grande Guerra. Il dibattito si fece emozionante, telefonarono perfino allo zio di Merano, quello che lavorava alle teleferiche.

Noi, da lettori di cose di montagna, preferimmo la via ideale, quella della "goccia d'acqua". In pratica, un lungo palo con la stufa sospesa, i due portatori alle estremità. Mi ricordava le incisioni del Dorè, gli israeliti che tornano col gigantesco grappolo d'uva dalla terra di Canaan …

Comunque sia, imboccammo il sentiero in salita, con passo misurato e stufa dondolante. Soste frequenti. Sudata da bestia dopo i primi 300 metri, mal di spalle dopo i 500, imprecazioni da carrettiere emiliano al primo chilometro. Segue l'incontro con il coglione di turno con in mano un mazzo di narcisi divelti che ci interroga giulivo : " .. pesa? …"

Poi la debàcle: Renato, striminzito più del solito, chiede venia, e scompare piegato in due nel folto del boschetto. Lo sforzo gli ha mobilitato gli intestini, che il malcapitato ha sollecitato indebitamente la sera prima con una abbondante aglio-olio-peperoncino, in occasione di una festa non bene identificata.

Affranto, guardo la stufa mezzo sprofondata nel terriccio, poggio il palo, e ascolto con filosofia i gemiti del malcapitato che giungono soffocati da dietro il fogliame.

Ed ecco, come la Madonna di Caravaggio, tra le piante di un sentierino laterale, appare il Giusepp, con fascina sulle spalle ed il bastone in mano. Gli basta una occhiata per capire la situazione. E' un uomo navigato, non ride neanche dei due poveri cristi. "… magari facciamo un pezzo …" mi dice. "… magari .." rispondo, grato della discrezione. In fondo, sono io quello più grosso dei due.

Dopo mezz'ora e una spalla quasi slogata, la stufa entra trionfalmente nella cà. Non possiamo non bagnare l'impresa con un bicchierino. Il Giusepp ringrazia, e mentre ridiscende, bofonchia qualcosa come "…noi del quarto alpini sì che portavamo la roba pesante …" So che allude ai pezzi di un mortaio da '81. Ma è contento della sua performance, e dei suoi sessant'otto anni. E non si massaggia neanche la spalla.

La piccola falce diafana appare tra le roccette in alto. Renato si consola spaccando ramaglie secche sul ginocchio. Io accarezzo con lo sguardo i cerchi lucidi del minuscolo piano cottura. Che bello, stasera si inaugura la stufa.



Marco Simi

Marco Simi, 12/03/2001