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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

Nottambula - 22 e 23 gennaio 2005

9 nottambuli a picco sul mare

Pubblichiamo questo pezzo di Giovanni Zilioli che ha tutto il sapore di certe avventure iniziate per inseguire la luna in ciel ed il vento sul viso e mai finite, perchè quel chiarore e quell\'agitarsi ce l\'abbiamo dentro

Dispersa...fino a quel momento
Paoletta Dispersa...fino a quel momento
"Carlo, che paese è, quello là?"

"Manarola!"

"Non è possibile. E' troppo in alto. Dev'essere Volastra…"

"No sono le ultime case di Manarola, quelle dove ci fanno il presepio…"

"Ma dai, non lo sapevo…"
"Sì, sì. E' un presepio che parte dal mare e arriva fino alle montagne"

"Sei proprio sicuro? A me sembra Volastra…"

"No, no, è Manarola!"



Invece era Volastra, ma non fa nulla. La Nottambula dà alla testa, sempre e comunque, indipendentemente dalla cilindrata e dal rodaggio. E' una delle sue caratteristiche, soprattutto fra le tre e le sei, le "ore del limbo", incontrollabili e fantasmagoriche.

Si fa proprio per questo, la camminata notturna a filo di lunapiena: per provare l'ebbrezza dello stordimento sotto le stelle, aspettando un'alba che non arriva, con le gambe che vanno per conto loro, le ginocchia di pastafrolla che cedono ad ogni sobbalzo del terreno, il cervello che ondeggia sullo spartiacque del delirio allucinatorio, gli occhi che si chiudono saldati dalla stanchezza e dal torpore umido che risale dai boschi, mischiandosi al salmastro appiccicoso del mare là sotto. Allora, si va "in automatico", se si riesce ancora a camminare, con sbadigli pachidermici e silenzi forzati che sanno di catalessi e imbambolimento psicomotorio. Altrimenti ci si abbiocca dove capita, rischiando il capitombolo giù per rivoni e scogliere.

E l'alba non arriva, mentre si canticchiano stonature di canzoni anni '60-'70, si recitano smozzichi di poesiole da quinta elementare…
Il tempo si dilata, si precipita in un tunnel che annulla misure e confini. Tutto diventa incerto, provvisorio, irreale, fantasmatico. Chi non l'ha provata, questa sensazione di assoluto stranimento da se stesso, non può capire. Chi sa, o non vede l'ora di riprovarci, o maledice di aver accettato la strampalata offerta di qualche strampalato amico nottambulo incallito.


Stavolta, di "novizi" da battezzare se ne contavano tre su nove: Francesco Zanelli (detto "Stambecco"), Dario Maramotti (alias Dario "Panzerotti", quello con la fissa dei mulini da salvare e del Parco della Galleana) e Michele Lombardini da S.Arcangelo, il romagnolo ghignante della truppa, per l'occasione agghindato con look finto-trekker sciccoso, costatogli un occhio della testa (ma lui è uno che non bada a spese…).


Capogruppo storico della combricola, Claudio "cinicus" Pelandroni - marito della Clizia Panzerotti e papà di Olmo, tanto per capirci… -, leader indiscutibile all'inizio, discutibilissimo durante e mogio mogio alla fine, rassegnato spettatore dell'exploit dell'astro nascente - in verità, nato da un pezzo… - del Carlo Losi buon'anima nostra, esperto enciclopedico, mentore, tutore, guida turistica e culturale delle Cinque Terre. Al nostro Carletto, la palma della sicurezza toponomastica, dell'affabulazione puntuale, dell'esuberante - a volte non richiesta, sempre comunque bene accetta - puntualizzazione eco-geo-gastro-arteriologica, a tratti addirittura arteriosclerotica; insomma, una rivelazione (meglio tardi, che mai…).


Da Levanto a Portovenere, uno sballo, con luna quasi piena a picco sul mare schiumoso, temperatura primaverile, sentieri ovviamente deserti, silenzi imbastiti solo con un filo di vento e lo schiaffeggiamento marino sulle rocce; nient'altro.


Anzi, tantissimo d'altro, ma che non possiamo esplicitare.

Come, ad esempi, la sanguigna linea rossa del sole emergente dal piatto golfo di Liguria, con l'Elba e le isole dell'arcipelago toscano in bella evidenza a sud-est, le acuminate Alpi Apuane innevate e la catena appenninica plumbea e minacciosa verso nord. Inoltre, lo schifo post-moderno e post-industriale (oltre che post-umano) della Spezia, il porto militare da incubo, le ciminiere della centrale, eccetera; da dimenticare.

Il brutto e l'orrido fanno parte del mondo, perchè ce li abbiamo iniettati noi, et voilà! Uomo e natura; a quando un duraturo e salvifico trattato di cooperazione e di pace?

Per ora, accontentiamoci della nostra piccola - ma non povera! - esperienza. Godiamone, come di una preziosa memoria.


Giovanni Zilioli


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I nove partecipanti in ordine sparso:

Carlo Losi, Giovanni Zilioli, Ugo Fazio, Davide Zucchini, Francesco Zanelli, Dario Maramotti, Michele Lombardini, Piera Marzani e Claudio Pallaroni.


Piera Marzani è l'unica che ha partecipato a tutte e cinque le nottambule fin qui partorite in ambito OtpGea.


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Note sul percorso:

- partenza da Levanto alle h 22,10 e arrivo a Portovenere alle h 9,30

- sviluppo: Levanto, Punta Mesco, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Volastra, Colle del Telegrafo, Campiglia, Portovenere.




Fu

Fu, 12/03/2005