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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

La mia prima notte di nozze

9-10 giugno 2004

Da un po\' di mesi mi frullava per la testa l\'idea di fare tutto il periplo
del comprensorio del Monte Ciaurléc

Cabras Montesas
Mangia Cabras Montesas
Da un po' di mesi mi frullava per la testa l'idea di fare tutto il periplo
del comprensorio del Monte Ciaurléc, una umile montagna delle Prealpi
Carniche, con i suoi "miseri" 1.100 metri di altitudine.

Ogni mattina aprivo
le finestre di casa mia e me lo guardavo immaginando quanto sarebbe stato
bello attraversarlo tutto d'un fiato: una trentina di km con poco più di un
migliaio di metri di dislivello. Ma se dapprima era l'aspetto sportivo ad
affascinarmi, con il passare del tempo sono stato catturato dalla solitudine
che questa montagna sa regalare: è raro incontrare escursionisti e per un
bel po' di ore si può rimanere da soli con sé stessi e con una natura che in
questo periodo dà il meglio di sé stessi, ricoprendo di fiori le piccole
vallette di cui è ricco il monte.

Per un motivo o per l'altro non ero mai
riuscito a trovare il tempo per fare la traversata, finché la settimana
scorsa mi è venuta l'idea di portarmi il sacco a pelo nello zaino e di
fermarmi a dormire a metà strada nei pressi dell'abbandonata Casera Davass.

Così
ieri sera, verso le 20.00 ho iniziato la salita al Colle Davanti: che
caldo faceva! Sarà stato perché da un bel po' di tempo non andavo a
camminare in montagna, ma mai la salita mi era sembrata così dura, nemmeno
d'inverno con mezzo metro di neve! Ero un po' preoccupato: era la prima
volta che mi fermavo a dormire da solo la notte, lontano da rifugi e dalla
compagnia di altri escursionisti. Eppure proprio questo aspetto mi aveva
fatto scegliere questo percorso. Volevo stare solo e dormire a contatto con
la nuda terra, sotto le stelle del cielo, guardare giù verso la pianura
friulana, con le sue mille luci e chissà arrivare a vedere il mare. E invece mi sono
accorto che non ero capace di stare tranquillo: non ero
abituato alla solitudine, ai rumori dei rapaci notturni, al fruscio
dell'erba mossa dal vento, ai rumori dei grilli che intonavano i loro
ipnotici richiami. Per fortuna mi ero portato dietro la lampada frontale e
un libro di Jack London (per la cronaca "Il richiamo della foresta").

Finalmente verso le 23.00 mi sono addormentato, anche se era un sonno
inframezzato da sogni strani e qualche incubo. E poi all'una e mezza del
mattino vengo svegliato dal rumore di un ramo spezzato. Mi vengono tutti i
pensieri di questo mondo: "E se c'è in giro una banda di bracconieri?", "e
se incontro una banda di malintenzionati che magari vengono a celebrare
quassù i loro riti satanici?"... Insomma tutte le paure più assurde e che ti
entrano dentro senza nemmeno accorgersene, leggendo i giornali, ascoltando
la TV o la radio...Beh a dir la verità ad un rapimento da parte di qualcuno di
Al-Qaeda non ci ho pensato: vabbè la fantasia ma qui era veramente troppo.
Insomma il cervello ha cominciato a dar fuori di matto, con tutte queste
congetture. Poi mi è sembrato di sentire strisciare qualcosa sotto il
materassino: "Dio bono, vuoi vedere che una vipera ha pensato bene di venire
a trovare un po' di caldino sotto la mia schiena?".

Ma a quel punto non ne
potevo più: ero incavolato con me stesso per non essere capace di dormire
all'aperto, senza una tenda, senza compagnia. Ed ho pensato che il
progresso, le case, i letti, ci hanno tolto alcune cose che eravamo capaci
di fare senza problemi. Dormire sotto il cielo. Stare soli con la natura
senza averne un timore ingiustificato. Non temere gli animali (pensate che
un tempo, nemmeno tanto lontano, i ragazzini di Spilimbergo si divertivano a
passare sopra ai serpenti con le loro biciclettine...). Ci ha tolto anche
quello che si prova a bere direttamente da una sorgente, da un ruscello. Ero
così arrabbiato con tutte queste cose che ho deciso che mi sarei
addormentato immediatamente, anche se quella sotto di me fosse stata
un'anaconda. Ci avrei pensato il giorno dopo a vedere che cos'era. E,
miracolo, mi sono addormentato, placido come un bambino.

Alle quattro mi ha svegliato il canto degli uccelli, che avevano già intuito
che le tenebre stavano per lasciare il posto all'alba. Un momento in cui non
c'è ancora la luce ma le cose sembrano riacquistare un po' del loro
contorno. Mi sono alzato di buonumore, e ho alzato il materassino per vedere
cos'era quell'animale che avevo sentito strisciare sotto di me.... Non c'era
nulla! Vuoi vedere che la mente è così potente da farti credere di sentire
rumori?

E poi ho avuto la ricompensa di questa prima notte di nozze con la Natura un
po' agitata: l'alba rossa con i raggi del sole che salivano da dietro il
monte Pala. Un capriolo ha attraversato veloce la valletta in cui avevo
dormito, probabilmente chiedendosi cosa ci faceva un uomo in questa zona
tanto impervia e solitaria. È meraviglioso veder correre i caprioli, con i
loro balzi privi di peso e fatica.

Ma non è finita qui: Dalle quattro alle sette, l'ora del definitivo ritorno
alla civiltà, è stato tutto un susseguirsi di regali, uno più bello
dell'altro: una "puzzola" ancora addormentata, che ancora un po' mi finiva
addosso e che è scappata via tutta spaventata. L'alzarsi delle nebbie del
mattino, come se fossimo ad Avalon, e anziché essere in Friuli fossimo nella
Scozia celtica. I prati bagnati di rugiada. I fiori, tutti diversi da prato
a prato, che si aprivano a salutare il sole. L'arco alpino con il monte Rest
ancora imbiancato dalla neve luccicante al sole. Come si può vivere senza
aver mai visto queste cose? Perché tutti dicono di amare la natura e così
pochi si infilano un paio di scarpe da ginnastica e vanno a camminarci in
mezzo a questa benedetta Natura? È faticoso? Fa paura? Sarà anche vero, ma
solo perché non ne siamo abituati... Non vedo che mio figlio cresca ancora un
pochino per portarlo quassù con me e fargli vedere quant'è bello il mondo.
Molto più bello di quanto ci raccontano.

Adesso sono le otto e mezza e sono già in ufficio, come ieri e come domani,
con la giacca e la cravatta. Ma negli occhi, ho qualcosa di nuovo che
luccica e che, sono sicuro, brillerà per sempre.



Leonardo

Leonardo, 14/07/2004