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Ultima Thule. Il Luogo Ideale della mitologia, il punto più lontano, la meta di ogni viaggio. Come lo Shangri-la delle popolazioni Himalayane o la Valle Perduta dei Walser. Potrebbe essere anche solo la collina dietro casa. Ma per ognuno è il luogo dove si desidera tornare.
Noi veniamo di lì: thuler.

il lupo delle nevi

tornando a casa guidata dalle impronte di una creatura del bosco

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Avevo parcheggiato sul ciglio della strada due curve dopo Barni, sulla Vallassina, e stavo risalendo il versante est del San Primo. Era già passato mezzogiorno e tutto si prospettava allettante per una tranquilla passeggiata pomeridiana. In alto il sole batteva a picco su un crostone di roccia circondato dai pini e subito dietro un panettoncino brullo si srotolava in un lungo crestone innevato che portava più a sinistra alla cima bianca del San Primo, popolata di sciatori. Aveva nevicato da poco e di lì non era passato nessuno eccetto un animale, forse un cane a giudicare dalle impronte sulla neve.

Ad un certo punto la strada finì proprio in mezzo al bosco, senza preavviso e senza motivo, come a volte succede in montagna. Risalii con difficoltà la china sdrucciolevole sotto all’effetto slitta delle foglie e del fieno impastati con la neve. Infine ad un tratto un ammasso roccioso mi bloccò la salita: diventava rischioso proseguire dato che non sempre c’erano gli appigli adatti, mentre neve e ghiaccio rendevano la presa insicura. La mia meta era ancora lontana e ormai sembrava irraggiungibile ma proprio mentre stavo rinunciando rividi quelle orme di animale prendere una fenditura tra le rocce…

le seguii. E mi ritrovai fuori, su un tracciato morbido che, sotto alla neve, doveva essere a mala pena un sentiero.

Senza nemmeno rendermene conto, arrancai un po’ da sola e un po’ guidata da quelle strane tracce fino ad un bosco verde di abeti sopra alle rocce. Ma da lì al punto che mi ero prefissata pareva di nuovo impresa ardua: la traccia era ripida e scivolosa. Se almeno ci fosse stato un sentiero … ma le impronte dell'animale puntavano proprio in quella direzione. In quel momento mi venne da pensare a un lupo: la sua presenza virtuale mi rassicurava, soprattutto in vista della discesa che sarebbe risultata difficoltosa in quelle condizioni. Continuai a seguirlo.

Il tiepido scoglio si tuffava a capofitto sul lago e proprio dirimpetto le guglie appuntite delle Grigne, un po’ grigie e un po’ bianche, urlavano tutta la loro energia. Le fresche cime innevate che risalivano ad anello su fin quasi alle Alpi, il blu profondo dell’acqua lacustre, quell’aria frizzante e appena ventosa… ma il crepuscolo avanzava e data la situazione occorreva rimettersi subito in marcia per la discesa.

All’inizio tutto procedette bene, seppur abbastanza a rilento, ed ero riuscita a ripercorrere lo stesso tragitto dell’andata.

Mi sedetti a prendere fiato, in quello che era il posto di due tronchi, proprio in mezzo al costone che si era spezzato. Ora faceva da comodo appoggio per ripararsi dalla neve fredda. Presi la mia penna di legno canadese e incominciai a scrivere; ero felice come del resto sempre quando sono tra le braccia di madre natura. Benché la luce stesse calando considerevolmente e non avessi nemmeno una pila né altri attrezzi, mi sentivo a mio agio ed ero sicura che qualcuno stesse vegliando su di me.

Trascinai lo zaino per un po’ allargando le braccia e respirai quell’aria salubre che mi sarebbe dovuta restare dentro per molti giorni ancora. Ogni tanto il cappello mi veniva strappato via dal vento e le impronte mie si sovrapponevano a quelle del lupo. Le seguivo entrambe senza esitazione e quando tanti fitti aghi di conifere si perdevano innanzi a me sommergendomi in un mare senza scampo… ecco che quelle orme riaffioravano magicamente e mi indicavano il cammino. Il fatto straordinario era che non appena mi ricongiungevo ad una parvenza di sentiero le impronte svanivano (lì non erano utili, non mi sarebbero servite), ma quando la pista si perdeva nuovamente, allora bastava guardarsi intorno attentamente e quelle ricomparivano d’incanto tracciando nuovamente una via.

La giornata scivolava via dolcemente portandosi ancora il tepore dell’ultimo sole affacciato su un lago piccolo piccolo visto dall’alto e la rassicurante certezza che, nonostante il buio ormai imperasse inesorabilmente, la sacralità del bosco con quella sua quiete delicata e i segni del lupo sulla neve mi avrebbero serenamente condotta a destinazione.

Cri crack: la dura crosta della neve scricchiolava sotto ai miei passi in quella corsa fatata. Per quella sera ero stata eletta reginetta del bosco, o figlia delle stelle, sorella degli animali nascosti. E come sempre, ancora una volta, tenevo il mondo stretto nel mio pugno. Le prime deboli stelle comparvero mentre avanzavo ormai alla cieca dietro al lupo. Potevo anche immaginarlo: tutto bianco che si voltava di quando in quando per assicurarsi che gli stessi vicino… passai un fiume che non c’era durante la salita, e poi una cascata, evidentemente avevamo preso una direzione diversa ma il mio istinto sapeva, sapeva che ero al sicuro.

E così, siano stati gli angeli o gli elfi dei boschi o un cane randagio passato per caso qualche ora prima mi ritrovai, senza sorpresa, alla macchina.




cygnuss
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cygnuss, 24/02/2003